Christo walking on water

Christo

Titolo originale: Id.

Era il giugno 2016 quando veniva inaugurata The Floating Piers, l’innovativa opera di Land-Art dell’artista bulgaro Christo. Si trattava di una lunga passerella composta da dei pontili galleggianti, ricoperti da un tessuto giallo, che si estendeva lungo il Lago D’Iseo (principalmente nella provincia di Brescia). Il risultato era che si poteva tranquillamente passeggiare lungo questo ponte ricalcando la sensazione di “camminare sulle acqua” lungo tutto il lago. L’opera ebbe molto successo soprattutto a livello turistico. La pellicola del regista Andrey Paounov (noto per i film The Mosquito problem and other stories e The boy who was a king) narra il “making of” di quest’opera. Un lavoro durato mesi in cui l’artista (e il suo assistente Dimitri) hanno cercato di realizzare quello che era un desiderio che Christo e sua moglie Jeanne-Claude (scomparsa nel 2009) coltivavano da anni. Il film è soprattutto la storia di un’odissea artistica in cui le buone intenzioni di Christo e dei suoi assistenti si scontrano con tutti i problemi possibili e immaginabili che un’opera del genere comporta (da quelli climatici a quelli burocratici, cosa che viene costantemente rimarcata per tutta la pellicola). Il racconto diventa perciò la storia di un’utopia che fortunatamente è riuscita a realizzarsi, per merito della caparbietà e della fermezza del suo autore. Non manca nulla in questa pellicola a livello di storytelling e di empatia. Nonostante i numerosi ostacoli l’Eroe (Christo) riesce a realizzare il suo obiettivo, con tanto di afflato epico che viene rilasciato grazie all’utilizzo delle musiche e alla fotografia, che cattura in maniera chiara e nitida il paesaggio a volte fiabesco, a volte inquietante, delle montagne lombarde. Lo scontro tra l’Uomo e la Natura viene così risolto tramite la collaborazione tra queste due entità. In Christo traspare un rispetto incredibile per i luoghi e le sensazioni che questi suscitano. Come un capitano Achab che però decide di collaborare (invece che combattere) con la sua personale Moby Dick, ossia il paesaggio che continuamente sembra porgli dei limiti nella realizzazione della sua opera. Eppure il significato di The Floating Piers è proprio questo: superare i limiti, le barriere per tornare a contatto con la realtà, con la natura fatta di forme, colori, odori e suoni. e il modo migliore per catturarli è “camminarci in mezzo”, andando ad unire ciò che prima era diviso (le isole interne al lago con la terraferma). C’è una certa eco di Romanticismo che percorre e pervade tutto il racconto, e di cui Christo è portatore. Allo stesso modo numerosi sono i riferimenti alla Storia dell’Arte presenti in tutta la pellicola, sia dialogici sia visivi (meravigliosa, a tal proposito, la scena in cui Christo visita la Cappella Sistina in Vaticano!) che, nell’insieme, rappresentano il vero punto di forza di tutto il film. La fotografia e il sono si fondono poi nella visione del lungo pontile giallo che rilascia perfettamente la sensazione del “fluttuare sull’acqua”, come se fossimo proprio lì sopra in quel momento. È veramente difficile non lasciarsi catturare da questo viaggio emozionante in cui la realizzazione di un’opera ingegneristica (perché di questo si tratta) si fonde con elementi mistici e religiosi che riguardano soprattutto la sfera dei sentimenti umani, quelli più reconditi e privati, a cui lo spettatore difficilmente rimarrà indifferente. Il film si divide in due parti distinte: il PRIMA dell’inaugurazione, in cui vengono descritte le difficoltà tecniche-logistiche e burocratiche per realizzare il ponteggio, e il DOPO in cui il ponte viene finalmente inaugurato. Ma anche  in questo caso non mancano i problemi anche se la fine è un omaggio sincero e commovente a quanto realizzato, con un’ultima scena che si affaccia direttamente sul futuro con un nuovo progetto da realizzarsi in mezzo al deserto.