La vita invisibile di Eurídice Gusmão

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Titolo originale: A Vida Invisível de Eurídice Gusmão

Dalla sua prima apparizione al Certain Regard di Cannes del 2002 con il suo impressionante esordio “Madame Sata”, purtroppo la regista e artista visiva brasiliana Karim Ainouz non ha più frequentato il circuito dei festival europei, anche per l'utilizzo da parte suo di formati diversi da quelli commerciali. Finalmente, è riapparsa quest'anno a Cannes, dove ha vinto il premio come miglior film del Certain Regard con questo melodramma tropicale dai toni trascendenti, sul legame indissolubile tra due sorelle. Adattato da un romanzo di Martha Batalha, il film è ambientato nella Rio de Janeiro all'inizio degli anni '50 del secolo scorso. Le due sorelle Gusmao sono inseparabili ma anche abbastanza diverse tra loro. Guida, ventenne, è quella più solida, ed è attratta da un marinaio greco molto carino. Euridice, diciottenne, sembra più prudente e innocente, si applica con diligenza allo studio del pianoforte, sperando di ottenere una borsa di studio per il Conservatorio di Vienna. Non ci si stupisce che il padre severo favorisca la più giovane, e si adiri quando Guida parte per Atene con il suo bello. Euridice, dal canto suo, si sente abbandonata dalla sorella e si rassegna a sposare il candidato di papà, Antenor, suo socio in affari. E' l'inizio di una lunga separazione tra le due sorelle, che sperano che le lettere che vicendevolmente si scrivono attraverso la madre arrivino a destinazione. Nessuna delle due riceve una risposta: nonostante questo, l'affetto tra le due non si affievolisce. In realtà, stanno vivendo nella stessa città, all'insaputa l'una dell'altra, perché Guida è ritornata, incinta, ma è stata cacciata dal padre e vive di espedienti. Questa situazione è proprio il cuore di ogni melodramma che si rispetti: poteva sfociare in una formula poco interessante e prevedibile. La regista, invece, riesce a maneggiare il materiale con una abilità superiore, e converte gli stereotipi di genere in personaggi complessi e ricchi di sfaccettature. E, anche se non fa mai dimenticare allo spettatore che molti aspetti della vita delle donne sono soffocati da una società patriarcale prevaricatrice, Ainouz dipinge perfino i personaggi maschili in modo ricco: sono individui, non caricature, nonostante si propongano come egoisti e privi di immaginazione. Certamente è un film dai toni caldi e accesi, ma non manca di sottigliezze e sfumature. Passa attraverso gli anni '50, descrivendo i cambiamenti nelle esistenze delle due sorelle; esplora, in modo affettuoso, le nozioni di famiglia e di amicizia, di amore e di lealtà. La regia di Ainouz è molto espressiva ma mai “sporca” o iperbolica; il suo uso degli specchi e delle “cornici” ritagliate all'interno dell'inquadratura ci parla di intrappolamento e di riflessività. Una scena ambientata in un ristorante, dove i sentieri delle due sorelle si sfiorano ma non si incontrano, è messa in scena e montata con grande brillantezza. L'evocazione della solidarietà femminile, nelle scene che coinvolgono Guida e una donna diventata sua amica, sono plausibili e commoventi; le sequenze musicate sono girate benissimo; e la “coda” del film, ambientata nel presente e interpretata da una attrice veterana, Fernanda Montenegro, cristallizza tutto ciò che è successo in precedenza con una evidenza e una semplicità di grande potere emotivo. Se il film è un melodramma, lo è nel senso più alto del termine.