Favolacce

Favolacce

Attraverso un gusto dell’orrido piegato al grottesco, i gemelli romani firmano un film dal sapore totalmente inedito nell’attuale palcoscenico della cinematografia italiana, dedicandosi all’arte della narrazione che sussiste in virtù di sé stessa e delle creature (feroci) che da essa emergono. D’altronde la Spinaceto delle villette a schiera dove FAVOLACCE trova la sua ambientazione non è un luogo reale, non ha un posto assegnato nell’ordine di ciò di cui possiamo avere esperienza. È un qualcosa che salta fuori dalle pagine di un diario ritrovato, dalle righe scritte da una bambina ignota e poi bruscamente interrotte senza motivazione. Questo quartiere bagnato da un innaturale sole è una proiezione sospesa, elaborato, stropicciato da un narratore qualunque (Max Tortora) che si è ritrovato quelle parole tra le mani. Non le ha cercate, semplicemente ora sono lì e la sua testa viaggia in quello spazio appiccicaticcio di una provincia inesistente che va ad incollarsi sulla retina storpiando le immagini che finiscono per apparire come incubi su dilatati occhi aperti. Un capolavoro, vincitore dell'Orso d'argento per la sceneggiatura a Berlino 2020.