Happy holidays

Happy holidays 2

Titolo originale: Yinʿād ʿaliku

Happy Holidays racconta con una struttura episodica la storia di una famiglia araba di Haifa, seguendo in particolare le vicende di Rami, che vorrebbe che la sua fidanzata ebrea, incinta, abortisse per non destare scandalo, rendendo nota la loro relazione; di sua sorella Fifi, che in seguito ad un incidente rischia di dover rivelare un segreto che tiene nascosto; della madre Hanan, che desidera che i figli vivano secondo quelle regole “di decoro” che la loro società impone. Si può essere liberi se ciò che si è dipende dal luogo in cui si nasce, dal patrimonio culturale della famiglia da cui si proviene e dal pensiero del popolo a cui si appartiene? Probabilmente la risposta non può che essere negativa in ogni caso, ma nella complessità del mondo contemporaneo talvolta la differenza è questione di pochi chilometri, come in Happy Holidays del palestinese Scandar Copti, già presentato all’81° Festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Essere liberi significa esistere nella contraddizione tra l’appartenenza a queste radici e la loro messa in discussione, la possibilità di riconoscersi in quel patrimonio e allo stesso tempo di voler essere qualcosa di più, senza essere costretto da un sistema di norme che non si riconosce come corretto. Copti è abile nel trasmettere il peso di ciascuna delle due situazioni, rendendo perfettamente il senso di sofferenza che deriva dall’isolamento, dall’essere respinti dalla comunità a cui si appartiene. Happy Holidays è quindi un film molto interessante, apparentemente semplice, ma con una costruzione cinematografica di grande complessità.