Titolo originale: Dossier 137
Nel precedente film di Dominik Moll, il superbo thriller “La notte del 12” (2022), i poliziotti erano esseri umani imperfetti e chiaramente maschilisti (c’era solo una donna nella squadra) ma erano comunque i buoni della storia. In “Il caso 137”, un’analisi penetrante e dettagliata della brutalità della polizia, la situazione si è ribaltata e i poliziotti sono diventati i criminali, mettendo in discussione il concetto stesso di polizia in una Francia dilaniata dai disordini sociali e dalle divisioni di classe. Realizzato con la stessa precisione millimetrica dei precedenti lavori di Moll, ma con una maggiore enfasi sulla procedura, il nuovo thriller del regista pone lo spettatore in una posizione scomoda – tra legge e ordine, poliziotto buono e poliziotto cattivo, manifestante e rivoltoso – sollevando interrogativi per i quali non esistono risposte semplici. Come regista, Moll sembra agire lui stesso nei panni di un abile detective, seguendo meticolosamente ogni azione della sua eroina Stéphanie (Léa Drucker, Premio César come miglior attrice), dirigente degli affari interni, sia sul lavoro che in alcune scene ambientate a casa con il figlio e un gatto randagio, di nome Yogurt, che trova in un garage. Moll ci bombarda di domande difficili proprio come farebbe un buon investigatore: Stéphanie sta facendo la cosa giusta o sta oltrepassando i limiti in un momento in cui la Francia sembra sull’orlo di una guerra di classe? A cosa serve controllare la polizia, soprattutto i membri della BRI (l’equivalente francese delle squadre speciali), alcuni dei quali si sono introdotti nel Bataclan durante gli attentati terroristici?
