La Divina di Francia - Sarah Bernhardt

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Titolo originale: Sarah Bernhardt - La Divine

Guillaume Nicloux non archivia Sarah Bernhardt tra le pose d’atelier: ne riaccende il respiro segreto, il moto che scorre sotto l’iconografia, e lo mette a nudo nell’ascolto del gesto e della voce, perché la presenza torni a farsi lavoro, prova, iterazione – un nome che oltrepassa manifesti e cronache e si consegna al tempo con la forza di chi sa durare. Raccontare la gloria significa spesso ridurla a repertorio d’immagini ben lucidate, a un altare di meriti in cui la vita è già equamente distribuita in targhe e targhette; ma c’è un’altra via, più rischiosa e più fedele, che consiste nel restituire alla figura il moto interno, il battito che la attraversa prima e oltre la sua iconografia, ed è su questa via che il film di Nicloux, su sceneggiatura di Nathalie Leuthreau, si muove con una calma che non è esitazione ma ascolto: lo sguardo che misura lo spazio, il lavorìo ostinato con cui un’artista – non una santa, non un calco commemorativo – porta il proprio nome oltre i cartelloni, oltre la scena, oltre la contabilità del resoconto, trasformando la presenza in un mestiere di durata, in una disciplina che non teme l’usura e dell’attrito fa il proprio lessico quotidiano. Non una cronaca notarile, ma un ritratto ispirato.