Titolo originale: O agente secreto
PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA E AL MIGLIORE ATTORE (Wagner Moura) al 78° Festival di Cannes
GOLDEN GLOBE MIGLIORE FILM STRANIERO E MIGLIORE ATTORE (Wagner Moura)
CANDIDATO A 4 PREMI OSCAR
Siamo nel 1977, in un’epoca, come dice la didascalia, “piena di bizzarrie”. Già, perché L’agente segreto inizia come un western, in una stazione di benzina in mezzo al nulla brasiliano del nord-est, con un cadavere decomposto sotto un cartone a pochi metri dalle pompe e dove sopraggiunge il protagonista Marcelo (Wagner Moura) su un maggiolone giallo. Tutto sembra avvolto in un senso di sinistra inquietudine fin da subito: il paffuto, sudato e pavido proprietario della stazione di servizio; l’arrivo di due corrotti poliziotti; il cadavere che rimane lì senza che nessuno intervenga da giorni; l’evocazione del Carnevale che ha già fatto 90 morti. L’agente segreto è già tutto spiegato in questi dieci minuti iniziali di rara perfezione visiva e percettiva. Marcelo non è affatto un agente segreto (e nel film non ci sono agenti segreti), ma un uomo comune, vedovo, laureato ed esperto in tecniche industriali, sicuramente non vicino al regime dittatoriale dell’epoca, in fuga verso Recife per incontrare il figlio di nove anni, accudito dagli anziani nonni materni. Verrà accolto in una nascosta comunità/condominio di “rifugiati” coordinato dall’anziana combattiva Dona Sebastiana, lavorerà sotto copertura in un istituto pubblico dove si rilasciano carte d’identità, ma soprattutto avrà, dopo circa mezz’ora di film, due, anzi tre, killer alle calcagna, perché uno squallido vecchio industriale di San Paolo vuole vendicarsi di un torto subito da un “comunista”. Mendonça Filho, che è stato critico cinematografico per parecchio tempo, al suo quarto lungometraggio abbandona la cinefilia dura e pura e costruisce un omaggio alle proprie suggestioni di sala per prorompere in un cinema più popolare, commestibile, a suo modo hollywoodiano, di quanto vorrebbe sembrare, scegliendo una strada formale comunque personale, anticonvenzionale, inevitabilmente spiazzante. Insomma, chi entra in sala per vedere un thriller, rimarrà soddisfatto. Per chi entra in sala per vedere come si realizza un’opera d’arte cinematografica, pure.
