L'albero degli zoccoli

Lalbero degli zoccoli 5

10 e Luce: FILM RESTAURATO DA LUCE CINECITTA'
VERSIONE ORIGINALE IN BERGAMASCO SOTTOTITOLATA
PALMA D'ORO CANNES 1978
DAVID DI DONATELLO 1979 – MIGLIOR FILM (ex-aequo)
NASTRI D'ARGENTO 1979 – MIGLIOR REGIA, SOGGETTO ORIGINALE, SCENEGGIATURA, FOTOGRAFIA, COSTUMI

Tra l'autunno del 1897 e la primavera del 1898 seguiamo la vita di quattro famiglie di contadini che formano una piccola comunità. Della terra che lavorano solo un terzo del raccolto resta a loro. Uno dei capofamiglia, Batistì, vorrebbe che il figlio di sei anni, Minek, lavorasse con lui nei campi ma il parroco lo invita a farlo studiare. La quotidianità della vita viene seguita fino a quando il taglio di un albero per fabbricare gli zoccoli a Minek, che ne ha rotto uno, fa precipitare la situazione. Non siamo però di fronte ad un ritratto in cui la memoria cambia tutto in meglio. Siamo semmai messi in condizione di comprendere quali fossero i ritmi di una vita di duro lavoro in cui il succedersi delle stagioni diveniva un elemento determinante. Gli accadimenti che avvengono sotto i nostri occhi sono legati a ciò che la Natura impone. Le veglie, con i racconti che fanno magari paura ai più piccoli, segnalano la presenza di un senso di comunità che sarà però prima o poi dissolto. Olmi ha realizzato un film in cui la sceneggiatura di base veniva di giorno in giorno modificata da quegli interpreti che vivendo, seppure in epoca diversa, la vita dei contadini gli segnalavano ciò che poteva suonare come non verosimile o stonato. Ne è nato un film che sa raccontare un mondo che solo Vito Pandolfi, avvalendosi della preziosa consulenza di David Maria Turoldo, aveva affrontato con altrettanta verosimiglianza con Gli ultimi nel 1963.