Los Domingos

los domingos recensione

Titolo originale: Id.

VINCITORE DI 5 PREMI GOYA (TRA CUI MIGLIOR FILM E MIGLIOR REGIA)

Ainara ha 17 anni ed è una ragazza normale: va bene negli studi che fa in un collegio religioso, si diverte con gli amici, canta in un coro… Quello che quasi nessuno sa è che la ragazza sta discernendo una possibile vocazione claustrale e, quando all’inizio del film lo dice a casa, nella sua famiglia si scatena un cataclisma. Suo padre Iñaki, vedovo, non è particolarmente religioso; sua zia Maite, alla quale è molto legata, non ha fede e farà di tutto per togliere alla nipote quell’idea dalla testa. Completano il quadro il marito di Maite, Pablo, simpatico e tollerante ma con un retroterra areligioso, la nonna, e la nuova fidanzata del padre, oltre alle sorelline di Ainara e al figlio piccolo di Maite e Pablo. E fuori dalla famiglia, un giovane sacerdote e le suore. La regista, che si dichiara atea, si avvicina al tema religioso con onestà, cercando di comprendere tutte le posizioni e mostrando l’umanità dei personaggi, senza nascondere i loro difetti e contraddizioni. Alauda si è documentata a fondo. La vocazione appare sostanzialmente rappresentata come innamoramento, conclusione a cui è giunta dopo aver intervistato numerose giovani che hanno vissuto un processo simile a quello della protagonista. Alauda gestisce con maestria la messa in scena, il punto di vista, gli sguardi e i silenzi, facendo sì che lo spettatore si immerga nella storia e la viva con l’intensità del reale. La breve selezione musicale è molto azzeccata, così come l’uso che se ne fa: le canzoni di Quevedo e Bizarrap che ascoltano le amiche; l’Ave Verum di Mozart, che offre un contrasto significativo con le immagini della discoteca; il suggestivo Into My Arms di Nick Cave, che il coro prova e il cui testo sintonizza su diversi aspetti del film; e anche la versione corale della nostalgica canzone basca Aitormena, confessione d’amore in un momento di addio, che accompagna la toccante sequenza finale.