Nour

Nour

Lampedusa è il luogo d'approdo ma non di arrivo definitivo dei migranti in fuga dalla guerra, dalla violenza, dalla fame. Un film costruito nello spazio dell'isola, tra il pronto soccorso dove Pietro Bartolo si prende cura dei rifugiati, la banchina dove toccano terra le carrette del mare, una radio artigianale, il centro di accoglienza. Qui arriva, sola e impaurita, Nour, una ragazzina siriana che ha perduto il padre, ucciso, e la madre, che non si è imbarcata.  Il film rifugge ogni tipo di retorica, prende ad esempio una singola storia per diffondere un modello di umanità oscurato dalla propaganda odierna, fatta di odio e pregiudizi pilotati ad arte. L’orrore ha bisogno di testimoni dice ad un certo punto Castellitto. Non servono grandi artifici tecnici o estetici, una fotografia appariscente, una colonna sonora importante, anche se trova un piccolo spazio la musica graffiante di James Senese, il segnale di aiuto si propaga ugualmente molto forte, bastano gli occhi di Linda Mresy ed il coraggio di un uomo che, anche se stremato dagli eventi, non vuole dirsi sconfitto.