Titolo originale: Une nuit
Una sera d’estate, due individui di mezza età Aymeric (Alex Lutz) e Nathalie (Karin Viard) si scontrano casualmente mentre stanno salendo sull’affollata metropolitana parigina. Nasce un’animata discussione sotto lo sguardo divertito dei pendolari. Poco dopo scendono alla stessa fermata e la rabbia si trasforma in un classico colpo di fulmine. La scintilla della passione e dell’attrazione è così forte che i due sconosciuti decidono di trascorrere la serata insieme. Vagando per le strade di Parigi passano da un fast food a una festa privata come imbucati. Man mano che passano le ore e si avvicina l’alba dal loro gioco di seduzione comincia a trasparire qualche strano segnale. Sconosciuti per una notte, girato in due settimane, è anche un film sulla parola, sui dialoghi, su quel filo che segna il percorso da seguire per dare un nome e un senso alla propria relazione. Il gioco è la forza motrice: quello per il gusto di farlo (riavvolgere e ricominciare), che coinvolge la parte più profonda dell’essere, con tutte le conseguenze che ne derivano. Entrambi recitano un ruolo. Oltre a giocare con le parole, lo fanno con la loro vita. È una strana sorta di prova del nove: giocano a non conoscersi e di notte il tempo si ferma. Inoltre, tra i due, man mano che la storia si sviluppa, anche il gioco si affievolisce. Lo fanno sempre meno e diventa più trasparente, in attesa che qualcuno getti la spugna per dire tutta la verità. La verità sarà dura, sarà il gioco nel gioco, amaro epilogo sulla maschera, su cosa dire e non dire, sull’inversione dei ruoli, sulla determinazione a scegliere di amare e scegliere l’amore.
