Parasite

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Titolo originale: : Gisaengchung

Bong Joon-ho torna in patria, dopo l'esperienza di Snowpiercer e Okja, e firma un thriller dalla carica socio-politica potentissima, veicolata attraverso due grandi quartetti di attori e una maestria tecnica che mescola brividi, satira e pathos in una combinazione che lascia col fiato sospeso dall'inizio alla fine. La lotta di classe riletta nel cinema di genere l'abbiamo già vista, ma raramente con risultati così sbalorditivi. Ci sono voluti 16 anni da quando Joon-ho Bong ha fatto la sua prima apparizione a Cannes (con Memories of Murder, nel 2003) perché il regista di Snowpiercer venisse consacrato con la Palma d’oro. Nel raccontare la storia di questa famiglia di disperati che, con geniale e spudorata abilità, si intrufola nella vita e nella casa di un’altra famiglia ricca e borghese sconvolgendone l’esistenza, Joon-ho Bong passa con incredibile abilità da un registro all’altro, dalla commedia, al thriller, dal dramma all’horror, dimostrando che i vari generi possono convivere amabilmente quando a sostenerli c’è una storia importante e gli attori giusti (tra i quali ovviamente l’immancabile Kang-ho Song). Ki-taek (Song) e la sua famiglia vivono in un seminterrato di fronte alle finestre del quale gli ubriachi si fermano a pisciare. Al figlio di Ki-taek viene un’idea per evadere dal quel mondo di sconsolata miseria e, fingendosi professore di sostegno per una ragazza ricca, riesce, a far assumere dai genitori di lei tutti i suoi famigliari sotto mentite spoglie.

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