Paradise – Una nuova vita

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Calogero, venditore di granite, è dovuto scappare dalla Sicilia con il suo carretto perché ha voluto fare la cosa giusta, cioè testimoniare contro un killer della mafia. Il programma di protezione testimoni gli ha trovato un appartamento in un residence, il Paradise: peccato che il residence sia abbandonato e che si trovi a Sauris, paesino del Friuli dove nevica sempre e si balla lo Schuhplattler tirolese prendendosi a sganassoni. A Calogero mancano la moglie Lucia e la figlia che stava per nascere, e della Sicilia gli è rimasto solo un puzzle che perde i pezzi con l'andare dei giorni. Ma al Paradise arriva proprio dalla Trinacria un altro inquilino, e la vita di entrambi sarà destinata a cambiare. La scelta registica più interessante del film è il tono stralunato che oscilla tra il comico e il tragico con svariate punte nel surreale: in particolare la figura dell'ospite inatteso, che guarda caso si chiama anche lui Calogero e rimanda in qualche modo al “Pericle il nero” di Giuseppe Ferrandino, è una contraddizione continua, una costante riaffermazione di un'identità maschile stereotipata e una corrispettiva determinazione a negarla, rifiutandone i canoni e i limiti. “Che maschio sei?” chiederà un Calogero all'altro. E la risposta arriverà alla fine di una ricerca identitaria partita dall'allontanarsi il più possibile, anche geograficamente, dalle proprie origini per cercare, anche obbligatoriamente, il luogo magico in cui ognuno può essere quello che vuole. Il che non significa smettere di provare nostalgia per il luogo reale dal quale si proviene. Paradise diventa così una metafora della difficoltà di essere uomo in Sicilia (e in ogni altra società rigidamente patriarcale) e dei pericoli che si corrono nel rimanere onesti in un contesto che premia l'omertà.

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