Sir - Cenerentola a Mumbai

Sir

Titolo originale: Sir

Lontano dall’abusata immagine di povertà e polvere, l’India di Sir è quasi interamente quella all’interno di un elegante appartamento, in un piano alto di un grattacielo per la classe benestante della capitale economica del subcontinente. Togliamo subito ogni dubbio, legato al titolo italiano del film. Non si tratta in nessun modo di un canovaccio che ripercorre la classica fiaba, in versione Disney o meno. L’unica cosa in comune è il punto di partenza, il rapporto quotidiano fra la domestica Ratna, giovane vedova di provincia, e il suo datore di lavoro Ashwin, altrettanto giovane, ricco imprenditore che lavora nell’impresa edilizia del padre, appena tornato dall’America, devastato dalla scoperta, quasi sull’altare, che la promessa sposa lo tradiva. Diciamola tutta, in una società rigidamente divisa in caste come quella indiana, il loro è un vero rapporto fra padrone e serva, del resto è proprio questo il termine con cui la volenterosa Ratna si definisce. Il Sir del titolo non fa che sintetizzare il rapporto servile, oltretutto con l’inglese utilizzato come lingua franca delle classi agiate, orientate verso l’occidente. Tutto li divide, anche gli abiti tradizionali con cui si veste lei, in contrapposizione con le camicie di sartoria all’occidentale di lui. Rohena Gera, regista qui all’opera prima, ha studiato e vissuto per anni negli Stati Uniti, e sicuramente conosce molto bene le fisime dell’annoiata alta borghesia del suo paese. Ratna, come tutto il personale di servizio, è praticamente invisibile per Ashwin o le persone che con loro interagiscono, anche in una storia ambientata al giorno d’oggi. Lei però ha qualcosa che a lui manca: l’entusiasmo di immaginare un futuro migliore, lontano dalla condizione subalterna di vedova che deve essere mantenuta dalla famiglia del marito morto, tanto che parte per la metropoli. Il lavoro come domestica è solo un mezzo per potersi dedicare al mestiere che sogna da sempre: fare la ‘fashion designer’, proprio così, in inglese. Lotta per i suoi sogni, e soprattutto li mantiene intatti come ragione di vita, al contrario di un disilluso Ashwin, che pure potrebbe avere tutto, grazie al suo conto in banca. Non può avere, però, una donna che non sia superficiale e allineata con le convenzioni sociali indiane. Quello che colpisce in questo film è proprio l’immobilismo nelle relazioni fra gli abitanti di quella che invece è una delle più frenetiche metropoli del mondo, in continua crescita anche economica. Loro due sono esseri umani, però, fatti di carne ed emozioni, anche se basate su brevi sguardi abbozzati o sorprendenti gentilezze di Ashwin, che inizia a interessarsi alle ambizioni e alle lotte di Ratna. Eccole le convenzioni sociali che si mettono in mezzo, come barriere insormontabili, impedendo che il principe azzurro ottenga l’amore dell’umile Cenerentola. È proprio lei, infatti, la matura e consapevole dei due, quella che paradossalmente pagherebbe le conseguenze di un rapporto ‘che non s’ha da fare’, a partire dalla reazione derisoria dei membri della sua stessa classe sociale. È però anche una sognatrice, lo dicevamo, e chissà che non riesca a mettere coraggio anche all’apatico Ashwin. Sir è un’opera prima minimalista e sorprendente, uno sguardo claustrofobico come l’appartamento del suo ricco protagonista, in cui l’altezza è un impedimento e la splendida terrazza una prigione. Ratna si muove senza far rumore, con una dignità e un’eleganza che appartengono al suo ruolo sociale, ma anche alla riuscita bellezza di un donna irresistibile seppur minuta, coraggiosa e ostinata, mirabilmente interpretata da Tillotama Shome. Passano i minuti, le giornate si susseguono senza scossoni, con la quotidianità che si dipana nella sua apparente ripetitività, ma presto siamo conquistati da queste due anime solitarie che condividono un appartamento, pur venendo da due mondi diversi.