Vitalina Varela

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Vitalina Varela, capoverdiana di cinquantacinque anni, arriva a Lisbona tre giorni dopo il funerale del marito Joaquim. Ha aspettato questo viaggio per venticinque anni, ma quando è arrivata ormai era troppo tardi. Decide di rimanere comunque nella città e di elaborare lì il lutto, in una nazione che non è (mai stata) sua, dove si parla una lingua che non ha mai accettato di parlare, per incontrare un marito che non c'è più e che l'ha tradita e ripudiata. Pedro Costa torna con un film straziante, immerso in un indimenticabile buio caravaggesco, solenne elegia di una donna che non piange i morti, ma ricostruisce la propria vita tra le rovine del poverissimo, irreale quartiere popolare di Fontainhas. E' il racconto, espresso in una forma anti - narrativa e che antepone la forza delle immagini allo storytelling, di una tenacia indomita, di una resilienza impossibile da scalfire. Quella del popolo capoverdiano, trapiantato a Lisbona e destinato a un purgatorio interminabile, costellato di sofferenze.

In occasione di CrossOpera: Otherness, fear and discovery al Teatro Comunale Luciano Pavarotti

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