City Hall

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Il concetto chiave del film non è “resilienza”, parola che il protagonista del film, il sindaco di Boston, ripete ad ogni discorso tra i tanti che gli sentiamo fare nel film, quanto “trauma”. La capitale del Massachussets per Wiseman è la città nata dal Boston Tea Party e squarciata recentemente dall’attentato della maratona del 2013 (due momenti esplicitamente ricordati nel film), abituata a sopravvivere a traumi interni, nazionali e anche dal fronte, e a farli diventare parte delle proprie strade e delle proprie mura. Ed ecco che le attività della city hall bostoniana diventano così per il regista uno scavo nelle mille declinazioni del trauma e del suo adattamento: dai meeting dei veterani di guerra fino all’ennesima, estenuante assemblea pubblica sull’apertura di uno store di cannabis legale, ogni cosa sembra parlare tra le righe dei traumi della città. Si parla di povertà, di razza e di genere, di gentrificazione e forze di polizia. Il cinema per Wiseman non risolve i traumi ma vive nella zona stessa della frattura, al centro della comunità che tenta di richiuderla.

 

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